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Ecfrasi
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Lmwaw'mwbaecfrasicite-ref-treccani-1-0[1] (anche mwcqècfraṡis o mwcgèkphrasis) è la descrizione verbale di un'opera d'mwcwarte visiva, come, ad esempio, un mwdaquadro, una mwdqscultura o un'opera architettonica.
Il termine viene dal mwdwgreco mweaἔκϕρασις, dal verbo ἐκϕράζω, «espongo, descrivo, descrivo con eleganza», da ἐκ «fuori» e ϕράζω «parlo».
In mwegletteratura esistono famose poesie che sono ottimi esempi di ecfrasi, una su tutte lmwew'mwfamwfqOde su un'urna greca di mwfgJohn Keats. Questa tecnica viene oltretutto utilizzata da mwfwTeocrito nel primo idillio.
Contents
• Esempi
• Note
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Definizione
L'ecfrasi è generalmente considerata una mwgwfigura retorica nella quale un'mwhaarte tenta di correlarsi a un'altra arte definendo e descrivendo l'essenza e la forma dell'arte originaria, e nel far questo "rivela" e "porta alla vita" particolari normalmente invisibili a chi non sia esperto di quella particolare forma d'arte. Un'opera descrittiva di mwhqprosa o di mwhgpoesia, un mwhwfilm o perfino una mwiafotografia possono quindi evidenziare, ciascuna col linguaggio che le è proprio, il significato o le particolarità di una qualunque altra opera delle mwiqarti visuali, e nel far ciò espandere l'esperienza mwigestetica del fruitore. Un quadro può rappresentare una scultura e viceversa, una poesia illustrare un quadro, una scultura ritrarre la protagonista di un racconto: nelle giuste circostanze una qualunque arte può descriverne una qualsiasi altra, specialmente se lmwiw'mwjaelemento retorico, inteso come il sentimento dell'artista quando ha creato l'opera, è presente.
Al tempo dei mwjgRomani con l'ekphrasis venivano realizzate sculture greche, magari andate perdute o distrutte; si trattava quindi della riproduzione di una scultura con una descrizione.
L'ecfrasi nella letteratura
Nell'ambito della mwkqletteratura greca, il più celebre esempio nell'utilizzo della tecnica dell'ekphrasis è probabilmente il passo dello mwkgscudo di Achille, contenuto nellmwkw'mwlamwlqIliade di mwlgOmero. Sopra questo è incisa la descrizione di due città, lungamente studiata per il suo valore archeologico, storico e letterario. Molto vicini a tale modello sono mwlwmwmaLo scudo di Eracle, poemetto pseudo-mwmqesiodeo, e altri passi dai mwmgmwmwSette contro Tebe di mwnaEschilo (V secolo a.C.) alle mwnqmwngDionisiache di mwnwNonno di Panopoli (VI secolo d.C.).
Nella mwoqletteratura latina, oltre a una mwoggigantomachia raffigurata su mwowbassorilievi descritta da mwpaNevio nel suo mwpqmwpgBellum Poenicum, l'esempio più eclatante è lo mwpwscudo di Enea mwqavirgiliano nellmwqq'mwqgmwqwEneide. Un altro esempio si trova nel carme LXIV del mwraLiber di mwrqCatullo.
Il primo esempio di ekphrasis come mwrwgenere letterario, ossia di un'opera interamente dedicata alla descrizione di opere d'arte, è costituito dalle mwsaImmagini (Εἰκόνες) di mwsqFilostrato il Vecchio.
Esempi
Il mwtaMalvasia descrive così una stampa di mwtqAnnibale Carracci: "La tanto giusta, corretta e tenerona mwtgVenere, così ben dormiente nuda sopra serico letto, appoggiante la sinistra sopra ben spiumacciato origliere, la destra stesa, e poggiante sul ventre; scoperta ai piedi e mirata da curioso mwtwsatiro, minacciato con l'arco alzato e irriso col dito in bocca da mwuaAmore sotto il mezzo padiglione; con lontananza di paese; bellissima mwuqacqua forte e aggiustata col mwugbolino; once 7 per once 5 scarse; per traverso sottovi in un angolo 1592 AC."
Il mwvaBellori descrive così l'estrema unzione di mwvqNicolas Poussin: "Giace l'infermo in abbandono de gli spiriti e de le forze: il volto prostrato apparisce in profilo, e la morte s'imprime nella concavità de gl'occhi mezzi chiusi che danno segno d'addormentamersi; ma, chiudendosi le luci, viene ad aprirsi alquanto la bocca, alitando mortale respiro. Resta avvolto in una fascia quasi tutto il capo e la fronte; e la barba inculta e il pallore funesto accrescono la mestizia del sembiante. L'istesso effetto si palesa nelle membra estreme, e particolarmente ne' piedi, che primi sono a morire: s'annegriscono l'unghie, squallida la pelle di mortal gelo. Le mani ancora mostrano la medesima mancanza, curvandosi debilmente le dita; il braccio posa avanti lungo la sponda del letto, con la destra aperta all'unzione sagramentale, e di là apparisce alquanto la sinistra raccolta sopra il seno, donde si spande il lenzuolo con un panno di color verde, e resta discoperto il petto ignudo macero esangue nell'apparizione dell'ossa e attenuazione della vita."
Il lettore del mwvwmwwaPurgatorio non mancherà di ammirare questi rilievi, che mwwqDante descrive nel decimo canto:
«Là sù non eran mossi i piè nostri anco,
quand'io conobbi quella ripa intorno
che dritto di salita aveva manco
esser di marmo candido e adorno
d'intagli sì, che non pur
Policleto
,
ma la Natura lì avrebbe scorno.
L'angel che venne in terra col decreto
de la molt'anni lagrimata pace,
ch'aperse il ciel del suo lungo divieto,
dinanzi a noi pareva sì verace
quivi intagliato in un atto soave,
che non sembrava imagine che tace.
Giurato si saria ch'el dicesse 'Ave!';
perché ivi era imaginata quella
ch'ad aprir l'alto amor volse la chiave;
et avea in atto impressa esta favella
'Ecce ancilla dei' propriamente
come figura in cera si suggella.
Dante Alighieri
,
Purgatorio
X
,
vv. 29-45
»
Storia dell'ecfrasi
Le forme platoniche come inizio dell'ecfrasi
Dalla forma all'ecfrasi
Fu quest'epitome, questo modello di forma ideale, che un artigiano o più tardi un artista, avrebbe tentato di ricostruire nel suo anelito verso la perfezione.
Socrate e Aristotele
In mwzgSocrate e mwzwAristotele non è tanto la forma di ogni letto quanto lo stadio mwaamimetico al quale un letto può essere visto a definire il concetto.
Platone e Fedro
In un passo del mwawFedro, Socrate parla a Fedro dell'ekphrasis: "Tu sai, o Fedro...".
Ecfrasi nozionale
L'ecfrasi nozionale può descrivere processi mentali come i sogni, i pensieri e i guizzi dell'immaginazione. Può anche trattarsi di un'arte che descrive o tenta di rappresentare un'altra opera d'arte ancora allo stato di abbozzo, in quanto quel che descrive esiste al momento solo nell'immaginazione dell'artista prima che inizi il suo lavoro creativo. L'espressione può anche essere applicata a una forma d'arte che descriva le origini di un'altra opera d'arte, come questa è venuta alla luce e in quali circostanze. Infine, può descrivere un'opera d'arte del tutto immaginaria e inesistente nella realtà come se questa esistesse realmente.
Note
cite-note-treccani-11. ↑ citereftreccani-ecfrasimwdamwdqecfrasi, in mwdgTreccani.it – mwdwVocabolario Treccani on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
Bibliografia
• James A. W. Heffernan. mwewMuseum of Words: The Poetics of Ekphrasis from Homer to Ashbery. University of Chicago Press, 2004.
• Andrew Sprague Becker. mwfqThe shield of Achilles and the poetics of ekphrasis. Rowman & Littlefield, 1995.
• Filostrato Maggiore, mwfwImmagini, introduzione, traduzione e commento a cura di Letizia Abbondanza, prefazione di Maurizio Harari, Aragno 2008.
• mwgqCristina Santarelli, L’ékphrasis come sussidio all’iconografia musicale: Funzione metanarrative delle immagini nel romanzo modern e contemporaneo, in Music in Art: International Journal for Music Iconography, vol. 44, 1–2, 2019, pp. 221-238, ISSN 1522-7464.
Collegamenti esterni